Quando i Social non funzionano

Quando i Social non funzionano, come migliorare

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Quando i Social non funzionano, come migliorare
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Non sempre e non in tutti i casi i Social funzionano come dovrebbero. I Social sono una enorme cassa di risonanza, capace di amplificare i messaggi inviati e di assecondare le strategie adeguate. Il web è pieno di articoli che spiegano per filo e per segno come comportarsi sui Social, cosa postare e quando. Ma non tutti i consigli sono buoni, sempre e in ogni caso. I comportamenti di coloro che frequentano i Social si evolvono nel tempo. Quando gli Utenti cambiano comportamenti, è tutto il sistema del Social Media a essere investito. E quindi anche i Social si trasformano e si modificano nel tempo. Quando i Social non funzionano come dovrebbero bisogna sempre capire perché accade. Se è perché si usano male oppure se non si tiene piede al cambiamento. E trovare la maniera giusta per farli funzionare al meglio.

I Social sono uno strumento essenziale nelle mani di chi intende fare Web Marketing. Ma vanno sempre compresi perché forniscano i risultati attesi. Se non si usano nella maniera corretta, poi lamentarsi di un loro cattivo funzionamento non ha alcun senso.

1. Usa gli Hashtag nella maniera corretta

Gli hashtag oltre che essere molto importanti sono davvero vitali per qualsiasi forma di promozione via web. Gli hashtag sono le categorie di indicizzazione attraverso cui è possibile farsi trovare e partecipare alle tendenze del momento.

Ogni Social utilizza gli hashtag in maniera diversa. In alcuni Social gli hashtag contano più di altri. Su Twitter e Instagram sono fondamentali, su altri lo sono così così. L’importante è capire come sfruttarli al meglio.

Se i Social non funzionano, un primo intoppo potrebbe essere generato proprio da un uso scorretto degli hashtag. Non a tema, oppure utilizzati in maniera poco incisiva.

L’impulso di utilizzare più hashtag possibile è forte, ma non sempre è una strategia che paga. Se spammi riempiendo ogni post con una infinità di hashtag non a tema, rischi di disperdere il tuo messaggio. Anche in maniera significativa.

E disperdere un messaggio vuol dire non trovare riscontri a ciò che stai postando.

Bici in città non per fare crossposting

Bici in città non per fare crossposting

2. Non fare il crossposting da una piattaforma all’altra

Condividere i post anche su molti Social Media è un comportamento corretto per diffondere i contenuti creati per il sito. Farlo condividendo i post già condivisi su altri Social media è un errore madornale.

Il crossposting tra Social è da evitare come la peste. Perché è il segnale di un automatismo che denota una scarsa attenzione per il Social di arrivo.

Se posti su Twitter uno stato o un post di Facebook in maniera automatica, dai l’impressione che di Twitter non ti importi nulla. Non ti importa al punto da non avere nemmeno il tempo di personalizzare e/o adattare il tuo post per Twitter. Così da renderlo interessante agli Utenti che frequentano quello specifico ambiente.

Quando i Social non funzionano, è quasi sempre per una scarsa attenzione e interesse alla piattaforma utilizzata.

Tanto più il post è interessante, tanto più andrebbe personalizzato per il Social Media su cui lo vuoi pubblicare. Adattare un post per farlo funzionare su una determinata piattaforma richiede poco tempo e giusto qualche piccola attenzione in più. Poco lavoro ma capace di dare risultati di valore.

[Quando si posta in maniera automatica dal Blog tramite strumenti interni, penso a Jetpack su tutti, non si tratta di cross posting tra piattaforme. Perché Jetpack adatta la pubblicazione in relazione al Social di arrivo. E ogni pubblicazione non è il crossposting di un’altra.]

3. Non dire che i Social non funzionano se acquisti follower oppure like

In molti consigliano, con molta scioltezza, la pratica di acquistare follower, like oppure visualizzazioni. Strumenti ritenuti adeguati per far vedere che un post o un video raggiunge il favore degli Utenti. Questo è un colossale errore di valutazione.

Perché basare il Marketing sull’acquisto di consenso, è una operazione deleteria in tutti i sensi. E per tutti gli scopi.

Quando si acquistano follower, non si acquista il consenso forzato di altri Utenti. Non sarebbe possibile nemmeno immaginarlo. Si acquistano azioni automatiche fatte da profili falsi gestiti via bot (quando va bene).

Comprare follower ha lo stesso significato di acquistare consenso da macchine spente. Se sono macchine spente, che consenso possono fornire? Non aspettarti mai dei risultati da un falso consenso. Rimarresti sempre deluso.

E poi si capisce immediatamente se uno acquista follower. Su Instagram, ad esempio, è facile identificare i profili seguiti dalle macchine inanimate. Una percentuale di risposta dai follower attivi va dal 20% in su. Se hai 100 follower ti puoi aspettare una ventina, o anche più, di mi piace sulle foto che metti.

Dipende sempre dalla foto ovviamente, le brutte foto o le foto promozionali ottengono risultati anche inferiori. Oppure nulli. A volte si vedono profili con 20/30.000 follower con una percentuale di risposta inferiore all’uno per cento.

È chiaro che qualcosa non va. O si postano delle foto orrende, oppure si sono acquistati follower. Ed è evidente che i follower acquistati non possono partecipare in alcun modo a ciò che posti. Perché sono profili falsi che non possono intervenire mai, nemmeno per errore.

[Su Instagram per la verità c’è anche un altro comportamento che potrebbe compromettere in maniera rilevante ogni promozione in atto. Se non si curano i propri follower, gratificandoli con follow-back o like-back, si rimane di fatto fuori dai meccanismi della comunità].

Il successo va conquistato un passo alla volta per costruire una reputazione solida e efficace. Ogni scorciatoia non fa altro che alimentare un falso mito, quando i Social non funzionano.

Messaggi automatici in bacheca

Messaggi automatici in bacheca

4. I messaggi diretti automatici di presentazione sono intollerabili

La grande piaga che affligge qualche Social più di altri, penso a Twitter in primis, è quella dei messaggi diretti automatici. Inviati a sproposito sempre!

Provi a seguire qualcuno oppure dai il tuo follow-back a un profilo che ti sembra interessante e eccolo là! Ti arriva un messaggio automatico che ti informa di quanto l’altro sia felice che tu lo abbia seguito. E che ti ricorda nel frattempo, che se vuoi diventare ricco oppure figo al punto giusto devi andare sul suo sito. Oppure iscriverti al suo corso esclusivo: certamente non di bon-ton.

Il massimo dell’intollerabilità comunque si raggiunge in coloro che ti inviano un messaggio diretto automatico e si scusano del messaggio! Ma che senso ha? Mi mandi un messaggio che sai che è odioso e poi ti scusi per avermelo mandato? Te l’ha detto il Dottore di mandarmelo come terapia antistress? Terapia tua, non di certo mia!

I messaggi automatici hanno di fatto vanificato uno strumento molto efficace in teoria. Strumento che ha smesso di funzionare proprio per il cattivo uso che ne è stato fatto.

Se i Social non funzionano non sempre è dovuto alle potenzialità degli strumenti messi a disposizione. Il comportamento scorretto degli Utenti riesce a rendere inutile anche gli strumenti più potenti.

5. Rispondere a tutto e tutti è una grande perdita di tempo

Il capitolo potrebbe apparire controverso rispetto a quanto predicato in precedenza. Ma ogni tanto è necessario fare dei distinguo anche in relazione ai comportamenti definiti come corretti.

Bisogna dare tutta la considerazione a chiunque si interessi di te e del tuo profilo: chi ti segue, chi ti commenta va tenuto nel debito rispetto. Io ho sempre predicato, anche poche righe sopra, il like-back e il follow-back, e aggiungiamoci anche il comment-back! Che non fa male. Ma anche la correttezza dei comportamenti deve avere un limite.

Quando trovi commenti che non fanno altro che cercare solo di pubblicizzare un profilo, un sito oppure un Brand, più personale che altro, non vanno assecondati.

È inutile perdere tempo a rispondere a persone che cercano di farsi pubblicità alle tue spalle. Oppure persone ottuse che difendono un ideale per partito preso, a prescindere.

Sprecare tempo dietro a chi ha molto tempo da perdere e pensa di salire sopra le tue spalle per farsi bello, è inutile.

Meglio concentrarsi al massimo su Utenti che esprimono le loro idee in maniera coerente con quello che posti. E lasciare gli altri a sguazzare nella loro piccola pozzanghera fatta di nulla.

6. Gli orari di pubblicazione giusti sono una pura utopia

Ogni tanto viene fuori uno studio, all’apparenza altamente attendibile e ben documentato, su cosa postare sui Social e soprattutto a che ora. Così vengono fuori delle situazioni e degli orari assurdi.

Se posti su Pinterest all’una di notte avrai il massimo dell’interesse! All’una di notte, ma dai! Oppure se posti su Twitter alle 5 del mercoledì pomeriggio avrai retweet come se piovesse. Il mercoledì alle 5? Ma dai!

Non pongo dubbi sull’attendibilità o meno degli studi condotti, non avrei l’autorità né gli strumenti per farlo. Pongo dubbi sul fatto che ogni post prima di essere pubblicato deve essere sottoposto a un’analisi strutturale che ne determini la validità a prescindere.

Hai un post pronto, siano le 8 oppure le 11, e che fai? Lo tieni in frigo fino alle 5 del pomeriggio del giorno successivo? Per sperare che così riesci a raggiungere i 100 like di benefit del presunto orario di punta?

Se scrivi un post brutto lo puoi pubblicare anche nel periodo di massimo flusso non avrai risultati. Così come pubblichi un post memorabile riuscirà a essere ricondiviso anche fuori orario. Di questo ne sono certo.

Macchina usurata dall'utilizzo

Macchina usurata dall’utilizzo

7. Postare in maniera considerevole non viene mai prima del postare contenuti di qualità

Postare tanto per fare non produce coinvolgimento.

Non è tanto e sempre una questione di quantità di ciò che si posta sui Social a determinarne il successo. È sempre (e solo?) una questione di qualità. Lamentarsi quando i Social non funzionano e poi postare solo foto dello showroom vuoto, appare davvero sconcertante. Oppure foto di selfie a ripetizione tali da stancare la pazienza di un cammello.

Essere sui Social vuol dire alimentare la curiosità e l’interesse degli altri. Se pubblichi all’infinito gli stessi contenuti vuoti, non avrai alibi per lamentarti se i Social non funzionano.

8. Non pensare mai a Utente Tipo, perché non esiste

I Social sono frequentati da tutti (o quasi). E ognuno è diverso dall’altro. Non pensare mai di rivolgerti agli altri sui Social come parlassi a un unico Utente Tipo. Una specifica persona da targhettizzare come fa comodo a te, limitata nel tempo (età) oppure negli interessi, non esiste.

Sui Social è possibile trovare di tutto e oltre. Limitare il proprio interesse a una specifica tipologia di Utente perché ritenuto interessato all’argomento che proponi è utopia.

Cerca sempre di interessare il maggior numero delle persone che ti seguono. Capiscilo dalle reazioni che ricevono i tuoi post per capire cosa piace e cosa no. E comportati di conseguenza. Parlando sempre a tutti coloro che vogliono ascoltarti. Giovani o vecchi che siano, anche vicini oppure lontani.

Capire i tuoi follower è il primo passo per proporre argomenti in linea con gli interessi e le attività degli altri.

9. Sui Social ci si diverte (anche)

Non trascurare quello che appare fondamentale da comprendere per chi frequenta i Social. I Social sono un ambiente in cui la gente si vuole in massima parte divertire e/o svagare. Anche riflettere certo, ma la componente del divertimento è sempre sottesa a tutto l’operare sui Social.

Se prendi tutto sempre troppo maledettamente sul serio, oppure sul professionale freddo, non ti stai facendo un favore. Se posti ogni tanto un qualche contenuto spiritoso, contribuirai a migliorare lo stato di qualcuno che ti segue. Di certo.

In conclusione…

Quando accade che i Social non funzionano, è sempre possibile stilare un elenco di cose che potenzialmente costituiscono un ostacolo al corretto funzionamento.

È su questi elementi di crisi che bisogna intervenire in maniera incisiva per proporre contenuti interessanti.

Solo così si uscirà fuori dalla spirale negativa del Social inefficace.

[photo by Nishanth JoisMazda HewittHungarian SnowDon Graham]

Paolo Pagani

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