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Perché i video saranno sempre più al centro del Native Advertising

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Perché i video saranno sempre più al centro del Native Advertising
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Il medium è il messaggio. Ormai da tempo. Tanto più ora, che le forme di comunicazione si sono evolute nella maniera in cui nemmeno McLuhan avrebbe potuto prevedere. Oggi la comunicazione è sempre più costituita sui media visuali. I Social sono tappezzati di foto e di video. Le parole sono ugualmente importanti. Ma chi cerca una forma universale di comunicazione immediata deve sempre fare riferimento al visuale. Sfruttare questa forma espressiva per la pubblicità conduce direttamente al Native Advertising.

Il Native Advertising è una delle migliori forme per inserire messaggi pubblicitari all’interno di contenuti. Il Native Advertising ha bisogno di calarsi in maniera invisibile all’interno dei contenuti creati dagli Utenti per essere efficace.

E per riuscire a rendere visibile il suo messaggio senza essere d’intralcio all’esperienza dell’Utente. Il Native Advertising si nasconde all’interno delle timeline legittime. Per questo è una delle poche forme pubblicitarie sul cui funzionamento in rete sono in molti oggi pronti a scommetterci.

Pubblicità invasiva vs Native Advertising

Fino ad ora la pubblicità su internet è stata invasiva. Molto. Per cercare il mezzo migliore per essere certi che il messaggio arrivasse agli Utenti non si sono risparmiati colpi bassi. Popup a tutto schermo, banner che saltavano fuori da qualsiasi ambito e in qualsiasi momento. In molti casi riuscire a leggere una qualche pagina era un’operazione molto complicata da portare a termine. Districarsi in mezzo alla pubblicità invasiva richiedeva concentrazione e pazienza.

Ricordo, qualche anno fa, quanto il fascino del tutto schermo fosse irresistibile. Di certo per la stragrande maggioranza dei pubblicitari. Quando non si avevano argomenti tali da convincere gli Utenti con le buone a concentrarsi sui contenuti, si passava immediatamente alle cattive. Pop-up e pop-under come se piovesse. A volte anche finestre multiple e senza pulsante di chiusura. Un autentico delirio.

Il Native Advertising era un concetto sconosciuto. Perché cercare forme naturali di pubblicità integrate all’interno dei contenuti se di fatto non c’erano mezzi per bloccare la pubblicità invasiva?

Sedia rotta esasperante

Sedia rotta esasperante

Gli Utenti che usano l’Ad-blocking sono Utenti esasperati dalla pubblicità

Il fatto di non tenere in alcun conto le esigenze degli Utenti, non ha fatto altro che esasperare la pazienza. Ma soprattutto la fiducia, di molti. E così si sono moltiplicate le iniziative che tendevano a stroncare tutte le forme indesiderate di pubblicità. Gli Ad-blocker sono nati e si sono perfezionati nel corso del tempo.

Oggi la diffusione dei mezzi di blocco della pubblicità per molti costituiscono una grande minaccia. Soprattutto per quelli che non hanno ai rispettato le regole. Quelli che si sono nascosti dietro il “tutto schermo” per invadere e distogliere l’attenzione dai contenuti. A causa di questi, anche per coloro che vogliono rispettare le regole per fare pubblicità ai loro prodotti, la vita è diventata dura.

Quelli che non ne possono più di dover ritrovare i contenuti a cui sono interessati all’interno di una giungla di proposte commerciali e offerte promozionali, hanno trovato negli Ad-blocker la loro forma di sopravvivenza sul web.

Oggi sono molti i siti che adottano strategie per dissuadere gli Utenti a disattivare i blocker sulle loro pagine. Ma anche in queste situazioni si sono trovati i metodi di bypassare le limitazioni. E così sono disponibili degli anti anti-Adblocker. Non mi aspetto francamente che la catena si espanda ulteriormente. Ma in una guerra del genere non ci sono mai vincitori.

Gli Utenti troveranno sempre una forma per bloccare i contenuti pubblicitari. Con buona pace di tutti. Specialmente di coloro che vogliono fare advertising legittimo in rete.

Quindi? Cosa fare per riuscire a raggiungere anche gli Utenti più restii a ricevere la pubblicità pure a fronte di contenuti gratuiti?

Utilizzare gli Influencer come anti-Adblocker

Un metodo c’è, ed è, già di fatto, consolidato. L’idea è quella di distribuire messaggi pubblicitari inglobandoli dentro altri contenuti non bloccati e non bloccabili. L’utilizzo di Influencer attendibili si muove in questo ambito e raccoglie un suo notevole successo. Chiedere a chi ha già un suo seguito di recensire un prodotto, è un atteggiamento che fornisce molti vantaggi.

Ovviamente senza forzare il giudizio, perché altrimenti l’Influencer perde la sua presa di pubblico.

Anche la scelta dei micro-Influencer sembra pagare. Piuttosto che utilizzare un Influencer notevolmente famoso, ne uso dieci più piccoli. Il mercato in questi casi è decisamente minore, ma comunque significativo. Magari allo stesso prezzo di uno si ottiene lo stesso risultato, se non migliore, con 10 meglio distribuiti.

Tubi in deposito

Tubi per raggiungere tutte le utenze

Il mezzo del video è la soluzione per raggiungere tutti con il Native Advertising

Un ulteriore passo in avanti si sta compiendo con la scelta di inserire i messaggi pubblicitari direttamente dentro i contenuti video.

Questa scelta sembra essere diventata la preferita da molte Aziende ormai stanche di messaggi bloccati. Oppure di email puntualmente e regolarmente depositate direttamente dentro le cartelle di spam.

I video costituiscono una forma di comunicazione molto elementare e per questo molto diffusa e molto popolare.

I video nuova frontiera del Native Advertising?

Su Facebook i video partono in automatico. Su YouTube finito un video si passa automaticamente all’autoplay di quello successivo in playlist. Integrarsi in maniera organica all’interno di questi flussi produce grandi risultati. Senza paura di Ad-blocker molesti.

È vero, su Facebook i video partono senza audio: l’audio va sempre attivato su diretta scelta dell’Utente. Ma anche a questo si sta ovviando con l’inserimento di scritte e sottotitoli che riducano al minimo l’inconveniente. Anche perché le scritte integrano la comunicazione in qualsiasi ambito. Anzi, le parole possono essere un gancio in più per attirare l’attenzione sui video in maniera più efficace e proficua.

Realizzare video di grande impatto e distribuirli nel canale giusto produce grandi risultati. Ovviamente non bisogna mai snaturare il senso del mezzo. Perché la base dei ogni Social e ancora di più del Native Advertising è quello di rispettare il mezzo.

I video sono una forma naturale di attrazione per i Millennial

I Millennial, altrimenti noti come Generazione Y, sono la fascia di pubblico maggiormente sensibile a questa forma di comunicazione. I video attraggono tutti, ma per coloro che sono cresciuti dentro un ambito digitale, i video sono qualcosa di speciale.

Ovviamente la presa del video è efficace anche per i più giovani, ma questi sono meno interessanti da un punto di vista di consumi.

I Millennial utilizzano i video come forma preferita di comunicazione. Quindi inserirsi all’interno di questo ecosistema è necessario per coloro che vogliono attrarre pubblico e trovare riscontri.

In metro al telefono

In metro al telefono

I video vanno sempre ottimizzati per il Mobile

Mobile-first è il grido di battaglia contemporaneo. Tanto più efficace quando si pensa ai video. I video esportati male e ottimizzati peggio possono essere un problema. Video pesanti e difficili da caricare sono un limite invalicabile per chi si trovi a guardarli in mobilità.

Fare video che siano della dimensione giusta e ottimizzati sul mezzo non è solo una scelta: è una necessità.

Chi si trova a vedere contenuti sul cellulare ha bisogno di ricevere informazioni in maniera veloce e sintetica. Dilungarsi oppure proporre contenuti scarsamente concentrati sul punto, disperde energie.

In conclusione…

Il Native Advertising appare esser oggi la forma migliore per distribuire contenuti pubblicitari in rete. Agganciare il Native Advertising ai video produce una simbiosi perfetta di messaggio e contenuto.

[photo by Susanne NilssonDennis HillStephshuets udono]

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Paolo Pagani

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